SELL: CHI (NON) VENDE È FUORI

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Se hai fatto un giro sui social, ti sarai accorto che fino a qualche giorno fa erano popolati principalmente da alcune battute di un programma esclusivo di Prime Video dal titolo LOL: chi ride è fuori.

LOL è un programma a episodi con un format tanto semplice quanto geniale: prendi dieci comici, chiudili dentro una stanza per sei ore e vieta loro di ridere in assoluto.

Niente risate. Nessuna risatina. Vietate anche le smorfie. Se ti beccano la prima volta vieni ammonito; alla seconda, vieni eliminato.

L’ultimo che arriva serio alla fine della tenzone (oltre a voler ridere per 4 giorni di fila) vince un premio di 100.000,00 euro.

La versione italiana ha messo nella stanza dieci comici, più o meno noti. Alcuni piuttosto intellettuali, altri che fanno ridere anche dicendo solo “Buongiorno”.

Ne è scaturito un fiume di battute assurde, performance demenziali, Gioconde a quattro braccia, supereroi, tubi trasparenti e imitazioni totalmente senza senso.

Un successo strepitoso molto apprezzato dal pubblico – nonostante il fatto che, tirate fuori dal contesto, la maggior parte delle battute sono prive di qualsiasi senso logico.

Se ti stai chiedendo cosa c’entra un programma comico in un blog di copywriting, non dipende dalla mia infatuazione per la comicità (pur avendola studiata per cinque anni). 

Come diceva il Marchese del Grillo, quando si scherza bisogna essere seri. Il successo di un programma comico non si basa solo sulla risata. Altrimenti Colorado lo vedremmo a notte fonda su Telefante, non in prima serata.

«Buonasera e benvenuti a tutti, che tanto sono solo io ma cosa parlo a fare.»

Ci sono vari principi psicologici che ruotano attorno al successo di LOL e, con qualche riadattamento, sono applicabili anche al mondo del neurocopywriting.

E adesso, come potrai immaginare, li vediamo insieme.

I 7 principi che hanno portato LOL al successo (e che possono aiutare anche la tua azienda)

Anche se riconosco di essere tentato, non sto per dirti come mettere in piedi uno show di successo che faccia schiantare dalle risate amici e parenti. Non è questa la sede – anni di teatro buttati al vento.

Visto che siamo in una pagina di neurocopywriting, voglio trattare LOL come se fosse un caso di successo aziendale scomponendo i singoli mattoncini che hanno contribuito a renderla una delle serie comiche più viste in Italia su Prime Video.

Non sarà un’ode fine a se stessa: i “mattoncini” che analizzeremo insieme sono quelli che anche tu potrai utilizzare e inserire nelle mura della tua azienda per rafforzare la crescita della tua azienda. 

Eccoli!

1. «Giochiamo anche noi a LOL!»: come rendere il tuo marketing replicabile

Se usi Instagram è diventato impossibile scorrere le Stories senza trovare qualcuno che replica il balletto di Ciro con la felpa, una foto di Elio con la Gioconda in testa, un meme di Frank Matano che viene rincorso da “Ehi ehi ehi”.

I principi che portano alcuni spezzoni a essere protagonisti delle conversazioni del pubblico sono gli stessi che puoi usare tu per fare in modo che i tuoi clienti parlino di te con la stessa spontaneità.

Eccone subito uno.

Cosa fa Posaman?

Lo chiami e si mette in pose dal livello di difficoltà zero meno meno (senza sminuire le prestanze fisiche del grande Lillo, che voi lo vedete così però lui manco sta a dieta o si allena – cit. solo per chi ha visto LOL).

È   s e m p l i c e. 

Chi non può replicarlo? 

Se già la posa fosse una verticale su un braccio solo, un salto all’indietro con urlo sciamano, il sollevamento di una Jeep con la sola forza dei genitali, avrebbe funzionato a livello di intrattenimento, ma non avrebbe creato la stessa viralità nel replicarlo.

Idem per il balletto di Ciro.

La sua comicità era una sorta di slapstick continuo, comicità quasi elementare caratterizzata dall’uso del corpo e (appunto) dalla semplicità.

Togli il braccio dalla manica della felpa. Fai i movimenti come da manuale. Fine.

Infatti l’altro balletto “in groppa” al dinosauro ha fatto spaccare dalle risate, quindi geniale per l’intrattenimento, ma per replicarlo in casa devi procurarti il travestimento (interessante condizione che approfondirò più avanti).

Questa semplicità, se applicata al tuo marketing, permetterà ai tuoi clienti di parlare con facilità di te e di raccontare con chiarezza di cosa ti occupi… dicendo esattamente ciò che TU vuoi che dica.

Spesso molte aziende danno per scontato che un cliente che fa uso del suo prodotto o servizio, per il solo fatto di conoscerlo da cliente, sia in grado di spiegarlo ad altre persone influenzandole positivamente all’acquisto.

Non è così.

Il cliente tende a raccontare solo una minima parte di chi sei.

E questa “minima parte” di solito coincide con ciò che lui si ricorda. 

Non con le ragioni per cui LUI ha (o non ha) comprato, né tantomeno con le motivazioni che potrebbero spingere il suo amico a darti una possibilità o con le reali ragioni per cui il tuo prodotto o servizio è preferibile rispetto ad altre alternative.

Quello che voglio dire è che se io vado nel mio ristorante preferito perché appena arrivo sono accolto con delle frittelle di merluzzo e lo racconto entusiasta al mio amico vegetariano, giustamente se ne sbatte… anche se il menù è strapieno di pietanze succulente senza carne e pesce.

Se invece il tuo marketing è davvero semplice, qualunque tuo cliente può spiegare in modo chiaro e diretto perché sei speciale, in cosa sei diverso e per quale motivo sei il migliore a disposizione sul mercato. 

È un po’ come trasformare di nascosto i tuoi clienti in “commerciali”, istruendoli attraverso il tuo marketing.

Questo risultato lo puoi ottenere grazie a una comunicazione pulita e studiata a tavolino sul tuo target, usando un copy che renda il tuo posizionamento limpido per chi legge, ma anche raccontabile con la facilità di una favola.

2. Scegli il tuo target “come LOL ha scelto il suo pubblico”

Come hanno scelto i comici che avrebbero partecipato allo show?

Se hai avuto modo di guardare LOL, saprai che tra i 10 artisti che ne hanno preso parte, alcuni erano di “nuova generazione” e altri invece calcano palcoscenici da anni.

Questa scelta è stata fatta perché nel target a cui si sono rivolti sono presenti sia giovani (che magari non avrebbero apprezzato la presenza di comici “vintage” per i loro gusti), sia di adulti che non conoscono i nuovi nomi dello spettacolo (e si trovano più a loro agio con i comici “vintage”). 

Praticamente hanno messo insieme la vecchia e la nuova scuola della risata per attrarre più persone possibili e di varie fasce di età. 

Secondo le dichiarazioni di Amazon, LOL è stato lo show più seguito sulla piattaforma Prime Video.

Con questo però NON sto dicendo che devi “fare come LOL” e cercare il modo migliore per far piacere a tutti il tuo prodotto o servizio.

Perché non dobbiamo scordarci un fattore chiave: l’azienda è AMAZON. Non “LOL”.

“Allargare” la base di persone che avrebbero dimostrato interesse serviva ad avere più ascolti da parte degli abbonati alla piattaforma (ottenendone anche di nuovi) che è rimasta esattamente ciò che era: fornitore di intrattenimento puro in streaming.

Tuttavia tentare di allargare la base di clienti per un’azienda non si riduce al blasonato “Prendiamo più gente possibile che il mio prodotto o servizio va bene per tutti”. 

Spesso infatti, questo tentativo di prendere più persone possibili si traduce in una defocalizzazione del proprio messaggio – e anziché aumentare il proprio appeal nei confronti del proprio pubblico, lo riducono.

Esiste una legge quando parliamo di ritagliarsi un proprio spazio speciale nella mente delle persone: chi prova ad attrarre tutti, alla fine non attira nessuno…

Il padre del posizionamento che ho citato in quest’altro articolo, nel suo libro The 22 immutable laws of branding dice che “un brand di successo si basa sul concetto di singolarità”.

Un marchio è di successo quando nella mente dei potenziali clienti è percepito come l’UNICO con quelle precise caratteristiche che lo rendono preferibile rispetto alle altre alternative a disposizione.

Questo stesso concetto di singolarità fa sì che NESSUN brand possa avere un appeal universale in senso stretto.

Ecco perché defocalizzare il messaggio riducendosi a “vendo tutto a tutti” (incentrando quindi la propria comunicazione aziendale su tanti aspetti differenti per tentare di attrarre più clienti possibile) è strategicamente scorretto.

In parole molto semplici, quando provi ad essere apprezzato da molti, ti allontani da quella comunicazione che ti renderebbe sicuramente apprezzato da quei “pochi” che potrebbero rappresentare la base di clienti di cui hai bisogno per mantenere e far crescere economicamente il tuo business.

Il fatto di “non vendere a tutti”, focalizzando quindi la comunicazione verso un particolare target e posizionandoti per un singolo fattore in relazione alla concorrenza è semplicemente il modo più efficace e rapido per ottenere, con la maggiore probabilità, l’attenzione di quella specifica fetta di mercato.

Se anche tu vuoi che la tua azienda venga “seguita” con interesse dal tuo pubblico, è necessario che tu conosca il tuo target.

Solo così puoi creare un copy che attiri i tuoi potenziali clienti mettendo in evidenza l’elemento caratterizzante del tuo brand che lo rende preferibile e, come vediamo nel terzo punto, riconoscibile.

3. Per cosa vuoi che i clienti ti riconoscano? 

Il programma LOL è un prodotto che fornisce intrattenimento… ma ci sono altri miliardi di programmi che offrono lo stesso beneficio.

Il fatto che abbia avuto un gran numero di spettatori, vuol dire che è riuscito a distinguersi tra tutti gli altri.

Infatti, a differenza degli altri programmi comici che siamo abituati a vedere (considerando LOL alla stregua di un brand), i partecipanti hanno come obiettivo quello di NON ridere. Hanno preso questo particolare aspetto e hanno comunicato questo. Fine.

Per la tua azienda devi fare lo stesso.

Indipendentemente dal numero di competitor che hai, devi mettere in evidenza l’elemento che caratterizza il tuo prodotto o servizio e che ti distingue da tutti gli altri.

Quello sarà il motivo per cui i tuoi clienti compreranno da te.

È necessario che tu metta in evidenza un fattore che ti rende diverso, unico – e preferibile – rispetto alle altre alternative a disposizione del tuo pubblico.

Don Peppinu per esempio è un cliente di Propagando che lavora in un settore più che saturo: vende dolci.

Golosissimi dolci siciliani.

Anche senza contare i forni e le pasticcerie a conduzione familiare che si trovano in ogni città d’Italia, in qualsiasi supermercato si possono acquistare dolci di ogni genere.

Don Peppinu però non è come gli altri.

Con il marketing avremmo potuto comunicare che “è il più buono”, “il migliore”, quello con i “prodotti di più alta qualità”… ma questi non sono elementi differenzianti che aiutano a renderti unico rispetto ai concorrenti, né tanto mento rappresentano caratteristiche che ti permettono di prenderti un posto speciale nella mente delle persone.

Come se non bastasse, stiamo parlando di cibo: caratteristiche come la bontà o la qualità sono soggettive. 

Il motivo per cui essere ricordati e distinguersi tra tutti i competitor NON deve lasciare troppo spazio all’interpretazione…

… altrimenti non è possibile fare marketing in maniera focalizzata. 

In particolare, nel caso di Don Peppinu, i suoi dolci sono figli – non solo della tradizione siciliana – ma sono frutto di anni di studio da parte della sua famiglia.

È quasi impossibile ormai trovare cibi prodotti con alimenti 100% made in Italy. Figurarsi a trovarne con ingredienti della tradizione 100% made in Sicilia e con ricette rimandate di generazione in generazione. 

Ecco, questa è la caratteristica che distingue i prodotti di Don Peppinu da tutti gli altri dolci del mondo.

Se i suoi clienti pensano alla tradizione siciliana, pensano a Don Peppinu. Questo è il suo posizionamento e il motivo per cui continuano a scegliere i suoi prodotti tra tutti gli altri. 

Come fare per entrare nella mente dei tuoi potenziali clienti e differenziarti dagli altri? È un argomento piuttosto vasto per essere trattato in poche righe.

Ecco perché ho scritto un intero articolo che parla di come è necessario comunicare a livello aziendale per enfatizzare il proprio posizionamento e perché è così potente.

4. Il fil rouge che unisce le due parti: il contesto sociale

Un altro principio che ha spianato la strada al successo di LOL è legato al contesto storico che accomuna attori e spettatori: la pandemia del Covid19.

Cinema, teatri, spazi all’aperto, bar, ristoranti… tutto praticamente chiuso da oltre un anno.

Tolta la settimana di Sanremo, il monopolio dell’informazione da più di un anno gira intorno a decreti, emergenza e frasette per virologi da bar. 

Persino chi non ha mai conosciuto la noia in vita sua inizia a vederne il fantasma ogni giorno.

Non escludo l’esistenza di qualche italiano arrivato a una fase di evoluzione di coscienza livello Mandela – che riusciva a sentirsi libero anche durante i 27 anni trascorsi in prigione…

… per tutti gli altri che non rientrano in questo caso, posso sentirmi tranquillo a dichiare che l’umore medio dell’italiano ricorda più una variazione Leopardiana: 

un pendolo che oscilla tra rottura di ca**o e sdegnosa tristezza.

In un contesto in cui la normalità dell’intrattenimento gira attorno a Netflix e TG con scenari apocalittici, avere una format diverso, nuovo, comico, con facce amiche e familiari, è stata una ventata d’aria fresca accolta dagli italiani. Un po’ come una borraccia d’acqua ghiacciata dopo un anno a secco nel deserto del Sahara.

Finalmente c’è qualcosa di bello e divertente su cui (quasi) tutti sono aggiornati – e si possono aggiornare.

Ecco che parte la caccia alla creazione di meme, alla condivisione dei più divertenti, alla creazione di filtri Instagram, tipo quello in cui appena scopri il volto compare il faccione di Lillo.

Tipo questo:

[Sì, questo sono io… Lillo!]

Questo contesto enfatizza una tendenza onnipresente degli esseri umani: avere “chicche” su un argomento di tendenza…

A prescindere dal contesto, essere i primi a sapere qualcosa di nuovo o a condividerla con altri è psicologicamente molto soddisfacente. 

Ci piace avere sempre quel contributo da dare in merito a un tema in voga, “scottante”, o semplicemente di cui tantissimi parlano.

Non è un mero desiderio di somigliare a un’enciclopedia ambulante… per quanto sconnesso possa sembrare, questa tendenza è legata al nostro ancestrale istinto di sopravvivenza.

Lo psicologo David Ludden, in The Psychology of Language: An Integrated Approach, spiega che il pettegolezzo è paragonabile al modo in cui i primati si impegnano a creare legami, solo che mentre loro si raccolgono a vicenda pulci e sporcizia per legare, noi parliamo e ci scambiamo informazioni.

A questa lettura, lo psicologo evoluzionista Robin Dunbar, in Review of General Psychology, aggiunge che “se non fossimo in grado di prendere parte a discussioni su un dato argomento, non saremmo di riflesso capaci di sopravvivere nella società dove viviamo”.

Se usciamo dalle Università di Psicologia ed entriamo nel bar sotto casa, vediamo che questa tendenza cambia nomenclatura: il cosiddetto “Effetto Gazzetta” – nome originato all’abitudine degli abitanti dello Stivale di iniziare la giornata con caffè e Gazzetta dello Sport al bar.

Il giornale in questione è infatti noto per essere la fonte scientifica di primo rango per la stesura dei trattati di cultura calcistica che prendono luogo durante il raduno pomeridiano degli amici di quartiere. 

Non sia mai che tu venga colto impreparato con nessuna argomentazione da addurre al discorso!

È proprio lo stesso effetto che rende il gossip una pratica tanto diffusa e contagiosa.

Impazziamo all’idea di poter aggiornare qualcuno su qualcosa che sappiamo solo noi.

Passiamo da avanguardisti, persone interessanti da seguire… una sorta di leader, ma alla lontana.

Questo rappresenta il “perché” nascosto dietro al condividere e ottenere informazioni “succulente” (e alla difficoltà di mantenere i “segreti”).

L’ “Effetto Gazzetta” può essere ricreato grazie a una strategia di comunicazione aziendale studiata.

Il teasing è uno dei modi in cui puoi farlo. Tradotto letteralmente dall’inglese significa “stuzzicare”; quando si parla rilasciare informazioni incomplete – o comunque calibrate – volta per volta.

Ti aiuta a creare aspettativa, curiosità, aumentare l’hype nei confronti dell’eventuale notizia o evento. Un alone di “mistero veicolato” costruito a tavolino per far spargere la voce e ricreare una sorta di passaparola (alias, pubblicità gratis).

Anche condividere curiosità su di te, sulla tua azienda o sul tuo servizio può essere un buon modo per dare al tuo pubblico qualcosa di insolito di cui parlare.

In LOL, per esempio, il teasing è stato creato all’inizio con le classiche pubblicità, ma anche a trasmissione già registrata. Infatti hanno tirato fuori di botto le prime quattro puntate e poi…

PAUSA.

Da lì alla messa in onda delle due puntate finali, è passata una settimana.

In quel frangente non solo chi se l’era perso ha potuto mettersi in pari per vedere in tempo reale la fine, ma il pubblico ha avuto tutto il tempo di parlarne, creare aspettative su chi vincesse ed essere coinvolto nel finale di stagione.

5. Come non lo hai visto? Ne parlano tutti!

Il giorno successivo all’uscita delle prime 4 puntate di LOL, nel gruppo Whatsapp di lavoro è sbucata una foto di Posaman.

Tutti a ridere.

Tranne una persona del nostro staff che vive all’estero.

È una Fan di Marvel, X-men e compagnia bella. Pensava di aver subìto un trauma ed aver rimosso dalla memoria un supereroe di rilievo…

… ed ecco che con una certa vergogna e imbarazzo azzarda un: «Chi è Posaman?».

Ricevuta la spiegazione, ha capito che non aveva alcuna lacuna umiliante per chi si ritiene con orgoglio parte del mondo Nerd. Si era “solo” persa una trasmissione in streaming in Italia.

Peccato che alle riunioni successive i riferimenti a LOL continuavano a infestare le nostre chiamate.

Morale?

Si è sentita costretta a fare il sacrificio di sedersi, fare i compiti e mettersi in pari.

Le storie di persone che per non sentirsi tagliate fuori da continue battute e riferimenti hanno subito le stesse sorti della mia amica si sprecano… e c’è un motivo ben preciso.

In psicologia il meccanismo che ho appena descritto ha un nome: Effetto F.O.M.O. (dall’acronimo inglese “Fear of Missing Out”, “paura di essere tagliato fuori”).

Questo meccanismo psicologico ha contribuito in gran parte al successo di LOL e alle innumerevoli views del programma registrate nei giorni successivi al lancio della trasmissione.

Ecco.

Molte di quelle erano views degli amici di chi era fissato con battute e commenti del programma in questione. All’improvviso, un numero esorbitante di persone si è sentito escluso dalle conversazioni perché si era perso 6 puntate di uno show televisivo.

A tal proposito, ho più di una buona notizia per te, se hai un’azienda e desideri migliorare la sua comunicazione.

La FOMO è la paura sociale di rimanere escluso dal tuo gruppo perché ti mancano delle conoscenze che invece hanno tutti gli altri. 

È il senso di perdita che provi quando sai (o temi) che gli altri stanno vivendo esperienze gratificanti che invece tu ti stai perdendo.

È per questo che chi non ha un account su Instagram e non curiosa tra le storie degli amici, nel 2021 è considerato un unicorno. Nessuno vuole perdersi cosa stanno facendo gli altri quando “ne parlano tutti”.

 6. Principio di scarsità: la psicologia dietro al divieto di ridere

Come ho già sottolineato nel corso dell’articolo, in LOL, la caratteristica principale del programma è la regola generale: “chi ride è fuori”.

Il fatto di non poter ridere, di per sé, ti fa già venire più voglia di ridere.

Il principio neurologico che si nasconde dietro questa tendenza è definito principio di scarsità: tendiamo a trovare più desiderabile qualcosa la cui disponibilità risulta scarsa o preclusa.

Come quando al liceo non calcolavi di striscio la tipa che ti moriva dietro, proprio fino al momento in cui lei non smetteva di mostrare interesse per te; appena le interessava qualcun altro, ecco che per te magicamente appariva molto più appetibile.

Se volessimo parlare per aforismi potremmo dire: “Non ti rendi conto del valore di ciò che hai finché non puoi più averlo” (semi-cit).

Secondo lo psicologo Robert Cialdini, gli esseri umani reagiscono emotivamente quando sono messi di fronte alla possibilità di non poter prendere una scelta.

Il principio di scarsità, semplificando il concetto a scopo didattico, non è altro che l’applicazione pratica di questa “mancata scelta”.

Entri in modalità “gatto davanti alla porta chiusa”: non vuoi davvero andare nell’altra stanza, vuoi solo la possibilità di farlo.

Proprio per questo motivo e per l’effetto che provoca a causa della psicologia umana, il principio di scarsità viene spesso usato anche nel marketing. 

Non sempre però viene sfruttato a pieno il suo vero potenziale…

Affrettati: la disponibilità è limitata!” o “Il numero dei posti sta per esaurire, prenota subito il tuo biglietto!” sono frasi che si basano sul principio di scarsità, ma che utilizzano toni piuttosto altisonanti – e quasi mai realmente credibili.

Fortunatamente la scarsità non riguarda solo le proprie scorte o la decisione arbitraria di smettere di vendere qualcosa alla mezzanotte di un giorno settimanale qualsiasi.

Una volta capito il concetto, infatti, è possibile sfruttare il principio di scarsità in modo molto, MOLTO più intelligente.

Mi manca tanto andare al ristorante…

Un esempio di come sfruttare il principio di scarsità in un modo diverso dal classico “Scade a mezzanotte!!!”, è come abbiamo fatto in Propagando con lo straordinario ristorante Kensho.

In un periodo storico critico per la categoria ristoratori (ristoranti chiusi causa Covid19), già solo pensare di cenare fuori era un’utopia per milioni di persone. Ad oggi per alcuni lo è ancora.

L’impossibilità di scegliere se poter andare a consumare un pasto in un ristorante ha portato l’aumento dell’interesse e la voglia di mangiare in un ristorante.

Questa è la manifestazione tangibile del principio di scarsità nella mente di consumatori che si sentono “limitati” nella libertà di scelta.

Kensho non è una panineria o un sushi all-you-can-eat, è una vera e propria esperienza culinaria; il più classico “asporto” su Deliveroo non solo avrebbe compromesso questo concetto, ma lo avrebbe messo in un cestino insieme a migliaia di altri ristoranti. 

Piuttosto che optare per la soluzione superficiale di “ordinare d’asporto”, abbiamo studiato un modo più raffinato per sfruttare in toto questo principio a proprio favore.

Perché le persone non sentivano tanto la limitazione di non poter gustare i cibi (che volendo si possono “replicare” a casa o ordinare d’asporto), ma l’esperienza che recarsi in ristorante comporta.

Mangiare in un ristorante porta con sé infiniti fattori in aggiunta al gusto dei cibi ordinati. Si tratta di una “coccola”, di prestigio, di compagnia con il proprio gruppo sociale e così via…

Quelli sono gli aspetti che più di tutti mancano ai consumatori: ecco perché con Kensho abbiamo deciso di portare il ristorante “a casa tua”.

Quello che non si vede in faccia è NEDVED, che ha approfittato dell’iniziativao di Kensho per godersi l’esperienza a casa (era zona Gialla, tutto legale)

Uno chef si presenta in casa tua con tutto l’occorrente. 

Imbandisce la tavola.

Prende le ordinazioni…

… e prepara di fronte ai tuoi occhi ogni piatto prima di servirtelo.

A fine serata non devi nemmeno pensare a pulire: fa tutto lui.

Devi solo pensare a goderti un pasto con i tuoi cari, proprio come se fossi al ristorante.

Il principio di scarsità può essere sfruttato in modo più intelligente e profondo rispetto alla solita applicazione scontata del “clicca qui in fretta perché ci sono solo pochi posti disponibili”.

(a riprova del fatto che quando si conoscono a fondo i principi che regolano il funzionamento del cervello umano e che in particolare influenzano i sistemi decisionali delle persone, si possono sfruttare in modo utile riconoscendo la situazione che lo permette.)

Altro modo in cui poter applicare il principio di scarsità: il tubo di Matano.

In LOL Aftershow, i protagonisti si sono radunati qualche tempo dopo la trasmissione e, tra una risata e l’altra, (adesso concessa loro) vedevano e commentavano le clip dei migliori momenti di LOL.

Una di queste clip è stata dedicata alle attrezzature usate dai comici durante le famose 6 ore di registrazione; non a caso, è intitolata “Gli oggetti che vanno a ruba”.

In vista del valore che hanno assunto questi cimeli, i pezzi originali saranno messi all’asta da Amazon Prime e il ricavo devoluto in beneficenza. Meraviglioso.

Tra tutti gli aggeggi c’è un indiscusso vincitore nella categoria “popolarità”: il tubo verde di Frank Matano (diabolico arnese che fa *UIIIIIN* ogni volta che viene capovolto).

Amazon Lol GIF by TheFactory.video - Find & Share on GIPHY

Dopo la messa in onda di LOL, tutta Italia era alla ricerca del tubo. Dal canto suo, Frank Matano ha confessato nelle sue storie Instagram che non aveva idea di dove comprarlo

Ed ecco che, come un fulmine a ciel sereno, un sito è stato citato come fonte del tubo.

Casualmente, ha una lista d’attesa di 25 giorni.

Casualmente, ha scritto “colpa di Matano”.

(stando ai commenti, è stato alzato il prezzo di circa il 50%.)

Tutti ne ignoravano l’esistenza. Un bel giorno diventa popolare. Casualmente è esaurito ovunque… e all’improvviso tutti lo vogliono.

Piuttosto degno di nota questo principio di scarsità… manco fosse la spada laser originale usata da Yoda in persona.

 7. Back-End: “Non conta quanto ridono oggi, ma cosa faranno domani”

Uno degli aspetti più interessanti attorno al programma LOL, dal punto di vista del marketing, è il seguente. 

Se uno ha una vista allenata, non è difficile notare come i protagonisti dello show abbiano approfittato dell’aumento di fama ottenuta grazie al programma come fosse una vera e propria interfaccia di backend.

Non si sono limitati a fare la comparsata, due note di flauto e tutti a casa.

Far ridere è sicuramente uno degli obiettivi più significativi di ciascun comico, ma non è il primo. Al primo posto, infatti, c’è quello di “vendere” il proprio personaggio.

Grazie al successo del programma, i partecipanti hanno cavalcato professionalmente la spinta in termini di popolarità per rilanciare spettacoli, show, vecchi e nuovi sketch, e così via.

Un esempio per tutti?

Angelo Pintus che ha sicuramente giovato del boost di fama per sponsorizzare il suo nuovo show su Amazon Prima, Before Pintus, così da non perdere seguaci e dare modo al proprio pubblico di continuare ad apprezzare la sua comicità.

Non è un mistero che convincere qualcuno a comprare una singola volta è ragionevolmente semplice…

Fare il passo successivo trasformandolo da acquirente sporadico in cliente ricorrente, è più difficile… ma molto più remunerativo.

Richiede una serie di attenzioni, di piccole sollecitazioni, di tenerlo comunque concentrato, desideroso di riacquistare i tuoi servizi e incapace di allontanarsi da te (in quest’altro articolo puoi farti un’idea delle cose che potresti fare).

Questo è una delle cose importanti da tenere in considerazione, perché farsi notare è un conto… vendere una volta è un altro conto… tenerti un cliente per sempre, è un altro sport.

Come sfruttare tutti questi principi per la tua azienda e arrivare al successo… “come LOL

Ho già detto in altri articoli che far ridere e basta non è un buon modo di scrivere copy. Scrivere in modo leggero e accattivante è una buona premessa, senza dubbio. 

Ma le battute di LOL hanno dimostrato che puoi ottenere risultati dirompenti anche con frasi senza senso… purché calate nel giusto contesto.

E se dovessi portarti dentro una lezione o una scoperta da questo articolo, vorrei fosse questa.

Dal momento in cui uno comprende il principio dietro il successo di alcune strategie di comunicazione e ai processi decisionali dell’essere umano, sarai in grado di fare tre cose:

  1. riconoscerli (come hai appena fatto con LOL);
  2. modellarli (come abbiamo fatto noi con i nostri clienti);
  3. adattarli al tuo contesto in modo coerente (come spero tu faccia in futuro).

Analizzare correttamente il contesto in cui calare la tua azienda è la conditio sine qua non, la chiave inglese a pappagallo tra gli attrezzi del neurocopywriter che lavora con un’azienda desiderosa di crescere.

Tutto questo – come avrai dedotto dalle oltre quattromila parole che hai appena letto – richiede grande studio, conoscenze tecniche assai precise e, soprattutto, tempo.

Tre cose che possediamo in buona quantità e che possiamo fornirti per aiutarti a ritagliare il tuo spazio speciale nella mente dei tuoi clienti.

Se vuoi scoprire come, ti basta prenotare una breve chiamata gratuita con noi cliccando qui.

Buon lavoro!

Marco D. Chegai


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